Il mio microcosmo e la societa' affollata: tra nevrosi, invidia e professionisti dell'odio!

In questi giorni, a seguito di alcuni miei interventi sulla stampa, ho registrato - a prescindere dal merito - delle reazioni che manifestano alcune sintomatologie sociali.
 
Di fronte al valore della gratuita', cioe' all'idea che si possano esercitare ruoli e svolgere fuonzioni a titolo gratuito, la risposta dei piu' e' quella della incredulita' e dello smarrimento.
Essa addirittura si aggrava quando assume un accento nevrotico ed e' corroborata dall'odio e dall'invidia! 
 
Tutto questo non solo conferma  il prevalere nella nostra societa' della cultura del "mio", della centralita' del denaro,  ma mette a nudo un atteggiamento pregiudizialmente  indisponibile a riconoscere comportamenti che intimamente consideriamo migliori dei nostri, tanto da qualificarli come socialmente atipici! 
 
Cosi diventa difficile accettare, tanto da rimanere increduli, che ci possano essere persone disponibili a mettersi al servizio del prossimo senza pretendere nulla in cambio, se non il riconoscimento della stima e della fiducia reciproca.
 
Ma fermandosi un attimo a riflettere, quante volte vi sara' capitato di fare qualcosa per gli altri, fosse solo per quelli piu' prossimi a voi, senza chiedere nulla in cambio?
In realta' per vivere e coltivare sentimenti di gratuita', per praticarla nella societa', non bisogna essere eroi! 
 
Nei mesi scorsi avevo gia' capito a mie spese quanto fosse controverso il sentimento della gratitudine, da alcuni considerato come una sorta di catena dalla quale liberarsi ad ogni costo. Ma non appartiene all'essere umano la capacita' di restituire agli altri un sentimento positivo?
 
Io vi doco che la gratitudine non e' un vincolo ma bensi' un dono, da sapere custodire gelosamente e rendere disponibile con sapienza quando serve.
 
Questa resta la traccia del sentiero della felicita', il cui appuntamento e' confermato, se riusciamo ad essere puntuali!