Migranti. Piano integrazione, "per uniformare la risposta nei territori"

 Promuovere una buona integrazione dei migranti al Sud attraverso il lavoro di rete di tutti gli stakholders coinvolti: dalle istituzioni locali all’amministrazione centrale fino ai soggetti del privato sociale. Il tema è stato al centro del dibattito nella seconda giornata del convegno organizzato a Roma da Com.In.3.0 dal titolo “Integrare al Sud: sfide e opportunità per le regioni meridionali”. Dopo la mattinata, che ha visto gli operatori riunirsi in workshop tematici per discutere sulla complementarità tra i fondi, sull’impatto economico, demografico e socio-culturale degli stranieri, sui minori stranieri non accompagnati e sul welfare generativo, la parola è passata ai responsabili istituzionali.

Per venire incontro ai bisogni nei territori, Maria Eleonora Corsaro, vice prefetta responsabile dell’Ufficio pianificazione delle Politiche dell’immigrazione e dell’Asilo, ha sottolineato l’importanza del Piano nazionale integrazione, varato nel settembre scorso ed elaborato da un tavolo tecnico, che ha analizzato il fabbisogno e le criticità legati ai titolari di protezione internazionale nel nostro paese.
“Questo piano è il risultato del contributo di tutti i soggetti che operano nel settore – spiega -. Non a caso l’avvio dei lavori è stato preceduto dall’invio di questionari alle regioni per la rilevazione delle loro richieste. Quindi nel documento sono stare inserite proposte concrete su una serie di assi sulle quali possono camminare i passi dell’integrazione”.
Nella pratica, non si tratta di linee strategiche specifiche, ma di ampie linee di indirizzo che hanno l’obiettivo di uniformare gli strumenti a livello nazionale. “Nel caso dei minori stranieri non accompagnati, per esempio, il piano dice che l’integrazione deve iniziare dalla prima accoglienza. Già nei Cas, dunque, il processo va avviato ponendo attenzione ai soggetti più vulnerabili”. Tra gi altri tasselli del processo di integrazione anche i corsi di lingua, che contemplino anche un linguaggio tecnico in favore della formazione professionale, il tema dell’accesso alle cure e il contrasto allo sfruttamento lavorativo. “Oggi dobbiamo parlare di integrazione in una duplice accezione: quella dell’integrazione dei migranti e quella dell’integrazione tra fondi – aggiunge Valentina D’Urso, responsabile del Pon legalità presso il ministero dell’Interno -. Dobbiamo cioè mettere insieme una serie di risorse e volontà ma anche una serie di progetti, nell’ottica di fare sistema. Tutti dobbiamo essere interessati a lavorare per il raggiungimento dello stesso obiettivo comune, altrimenti lo sforzo fatto per definire il programma verrà vanificato”.

Sui territori, però, alcune risposte sono state già messe in campo e altre sono in fase di sperimentazione. Come spiega Fortunato Varone, direttore generale del Dipartimento lavoro, formazione e politiche sociali della regione Calabria, sono stati fatti studi a livello locale  per comprendere il bisogno.
"Tra gli strumenti che stiamo verificando c’è quello dell’abbonamento ai mezzi pubblici per i richiedenti con reddito basso in modo che, per andare al lavoro, possano prendere gli stessi autobus di linea delle persone italiane”. Saverio Richiusa, referente Fami per il Dipartimento della Famiglie e delle Politiche Sociali della regione Sicilia, spiega che oggi serve anche “costruire un libro dei sogni per capire come portare avanti le attività e dove trovare le risorse. Nella nostra regione non sempre siamo riusciti a far capire lo sforzo fatto dalle istituzioni. Anche la nostra qualità di comunicazione deve essere migliorata”.

“La suggestione da portare avanti – sottolinea Francesco Nicotri, rappresentante della Regione Puglia -è quella di considerare il fenomeno migratorio non come problema ma come risorsa per il territorio”. Sulla stessa scia anche Pietro Simonetti, presidente del Coordinamento Basilicata sulle politiche migratorie: “nonostante il grande lavoro fatto dal ministero con le prefetture, i produttori di paura hanno approfittato della disinformazione. Ma noi dobbiamo andare avanti: ci aspetta una stagione di lavoro e studio, in cui mettere al centro anche il tema della qualificazione degli operatori che lavorano in accoglienza. Un tema da affrontare in modo decisivo e urgente”. Infine, per Francesca Iacono, responsabile della Programmazione unitaria per la regione Campania le parole chiave sono qualità, integrazione, sistema e rete. “La classe dirigente delle amministrazioni e delle imprese deve mettersi al passo – spiega -. Siamo in una situazione di ritardo di sviluppo perché non sono solo gli immigrati oggi ad avere problemi. A Napoli ci sono sacche di esclusione formate anche da molti italiani: il tema non sono soltanto i soldi, la sfida si gioca sul rafforzamento della capacità amministrativa di incidere realmente su questi temi”. (ec)