“CHARLIE NON FA SURF”: CATANZARO SI FA PORTAVOCE DEL MALESSERE GENERAZIONALE

  • di Redazione Il Solidale
  • 24 set 2016
  • CULTURA

“CHARLIE NON FA SURF”: CATANZARO SI FA PORTAVOCE DEL MALESSERE GENERAZIONALE

E' stato presentato, lo scorso 10 settembre al Circolo di Cultura “L.Capuana” di Mineo il romanzo di Giuseppe Catanzaro dal titolo “Charlie non fa surf”.

Il libro, edito da Elliot, è rivolto ai giovani ventenni e trentenni, e si fa portavoce del malessere generazionale che attanaglia questa era, ossia la paura del futuro, l’incertezza, l’inadeguatezza al mondo degli adulti e delle responsabilità, un testo che in sé ha molto da raccontare.

Nato a Palermo nell’agosto del 1988, laureato in giurisprudenza, Giuseppe Catanzaro esordisce quest’anno con il primo romanzo “Charlie non fa surf”, un testo che ha avuto molto successo di critica ed è stato attenzionato dalla stampa di settore. L’autore ha collaborato anche con il blog “Ukizero” e ho pubblicato racconti sulla rivista “Frigidaire” e sui altri blog e riviste online.

Nel luglio del 2016 Giuseppe Catanzaro si è aggiudicato per il romanzo “Charlie non fa surf” il "Premio Giovane Promessa del Panorama Letterario Nazionale" di Piceno d'Autore 2016; ed è stato finalista dei premi “John Fante – Opera Prima”, “Premio Città di Lugnano” e “Premio letterario nazionale Grotte della Gurfa”.

L’evento, che rientra all’interno dei progetti promossi dall’Associazione “Teatro Mediterraneo” in collaborazione con il Comune di Mineo per l’anno 2016 <> ha sottolineato Riccardo Tangusso, Presidente del Teatro Mediterraneo.

Nel corso dell’evento sono intervenuti anche Raffaele Brunelli, Presidente del Circolo di Cultura “L.Capuana” di Mineo; e Paolo Ragusa, Presidente del Centro Studi C.E.S.T.A. che ha sottolineato << L'iniziativa si inserisce nelle attività che il mondo della cooperazione promuove a favore dei cittadini del nostro territorio. L'incontro con la famiglia Catanzaro, alla quale abbiamo reso omaggio presentando il libro di Giuseppe, assume un valore simbolico e ci aiuta ad attribuire un significato di senso all'evento: il riconoscimento del valore dell'amicizia che lega gli attori di questa grande "impresa di comunità"! >>.

 

 

 

 

Intervista all’autore del Romanzo, Giuseppe Catanzaro

 

  1. Da poco laureato in legge, il venticinquenne Giulio Cernini affronta speranzoso i primi giorni della pratica forense nello studio dell’Avvocato P. Fin da subito appare chiaro a Giulio e al suo fidato compagno, il Dottor C., che i bei tempi universitari sono giunti al capolinea: li aspettano mesi di estenuanti battaglie per la sopravvivenza in tribunale, vessazioni quotidiane da parte di un capo che sembra la personificazione del male, notti insonni e crisi esistenziali.

Partiamo da Giulio, protagonista indiscusso della storia, un venticinquenne come dicevamo da poco laureato in legge…quanto di Giuseppe Catanzaro c’è nel romanzo?

 

  1. Si tratta di un romanzo semiautobiografico, lo spazio e il tempo in cui si muove il protagonista si rifanno alla mia esperienza personale, ossia la vita romana degli ultimi due anni, gli ambienti del tribunale e degli studi legali; tuttavia da un punto di vista caratteriale, nonché di vicende personali, Giulio non è Giuseppe. Diciamo che spesso nella narrazione sono partito da eventi realmente accaduti di cui ho modificato gli sviluppi.

 

 

  1. Lo stesso titolo Charlie non fa surf ripercorre l’urlo del colonnello Kilgore diApocalipseNow, che costringeva a surfure i soldati americani sotto le bombe sul delta del fiume, i giovani ventenni e trentenni di cui si parla nel romanzo forse anche si trovano a “surfare” nel mondo reale e a barcamenarsi nel malessere generazionale che li attanaglia, paura del futuro, incertezza, inadeguatezza….

 

  1. La storia del protagonista si sviluppa in un arco temporale ben definito: lui ha venticinque anni, si è laureato da poco e comincia la sua epopea nel mondo del lavoro. Si tratta di una fase topica, a mio avviso, della crescita, in cui si perdono i parametri che avevano caratterizzato gli anni dell’università e si cercano, un po’ a tentoni, nuove coordinate per capire un mondo sconosciuto. Questo passaggio, spesso, non viene assorbito facilmente e da ciò discendono  sensazioni  di incertezza e stordimento come quelle avvertite dal protagonista.

 

 

  1. Giovani messi davanti alla dura realtà dell’avvio al lavoro che vivono in maniera traumatica, accompagnati dalla costante sensazione di far parte di qualcosa ben più grande di loro. Finché, logorato dall’assenza di motivazione e dai dubbi circa la propria attitudine alla professione forense, Giulio decide di lasciare lo Studio dell’avvocato tiranno e prendersi una pausa di riflessione. Ma poi ritorna e raggiunge il suo obiettivo…forse preso da un senso di maturità? Da una visione diversa?

 

  1. Sì, Giulio fa un suo percorso, segue la sua traiettoria; dopo una prima fase di spaesamento riesce, grazie alla crescita interiore e ad un incontro particolare, a prendere le misure alla sua nuova dimensione di adulto e prosegue fino ad uscire dal pantano e a prendere in mano la sua vita. In questo senso c’è un lieto fine.

 

 

  1. Una Roma chiassosa fatta di feste e di caos, una capitale che offre uno spaccato un poco chiassoso e forse uno squarcio diverso, non posso che non pensare a “La Grande Bellezza” di Sorrentino dove si racconta una Roma che è un teatro onirico di feste, vignette, presagi e incontri casuali, qui forse c’è una tangibilità e una percezione diversa della capitale….

 

  1. Roma negli ultimi anni è stata sicuramente epicentro dello sviluppo di tanti linguaggi artistici, in tanti settori e ambienti della cultura.

Io ho cercato di trasporre quello che per me è stata Roma ed effettivamente quello che ne è venuto fuori è un quadro caotico, vitalee irrequieto e di questo sono contento.

Io l’ho percepita così, magari ecco un po’ più punk e meno maestosa di quella raccontata ne  “La grande bellezza”.

 

 

D. Molti sono i riferimenti musicali all’interno del romanzo, forse anche legati alla sua qualità di socio dell’etichetta discografica “Noia Dischi”, legata proprio alla diffusione di musicisti italiano under 30…ritorna ancora Giuseppe Catanzaro o sbaglio?

 

R. La musica è una componente fondamentale della mia vita, ormai da tanto tempo, era impossibile per me prescindere da questo aspetto nel racconto della vita di un venticinquenne.

Il mio interesse per la musica si è concretizzato negli anni fino ad arrivare al progetto Noia Dischi che curo con tre amici e che è finalizzato alla diffusione di artisti che esprimono al meglio l’idea di musica che vogliamo sviluppare e promuovere.

I più curiosi possono reperire info cercandoci su Facebook.

 

 

D. Si parla oltre che di musicaanche, dei film che i giovani vedono, dei problemi di relazione che hanno, di Facebook, delle nuove forme di comunicazione, del rapporto con gli adulti… che sembra sempre così distante, lo è davvero?

 

  1. La difficoltà comunicativa è tipica delle fasi più complesse della crescita.

Lo è nell’adolescenza, nella post adolescenza ed anche al momento dell’ingresso  in una prospettiva adulta.

Io personalmente non ho sofferto mai di grossi problemi comunicativi con le persone più grandi di me, anzi sono sempre stato incuriosito.

Penso che sia doveroso cercare di impostare un dialogo fluido con (senza volere sembrare un 14enne) gli adulti, penso sia utile e costruttivo per entrambe le parti: i più giovani hanno necessità dell’esperienza degli adulti e a loro volta gli adulti hanno bisogno spasmodico dell’entusiasmo e della voglia che solo la giovinezza può dare.

 

 

D. Quello che traspare dal romanzo è questa gioventù piena di sensi di colpa e attanagliata da nostalgia precoce, il tutto raccontato con estrema sincerità, chiedo se è stato amplificato quello “malessere generazionale” o è questo il punto di vista dei giovani d’oggi?

 

  1. Non penso di avere amplificato una sensazione di malessere, ho provato a veicolare nel modo più spontaneo e meno forzato possibile quello che è stato il mio modo di avvertire il passaggio dalla spensieratezza universitaria alla dimensione lavorativa. Quando si parla di “malessere generazionale” spesso si tende a dare una sfumatura eccessivamente drammatica. Io penso solo che la fase che ho descritto nel mio libro sia caratterizzata dadifficoltà fisiologiche, magari nel caso della mia generazione acuite dagli eventi storico-economici con cui siamo cresciuti negli ultimi anni.

 

 

D. Progetti per il futuro per Giuseppe Catanzaro?

 

R.Ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo. Mi sta piacendo molto.

 

 P.F.