LA VERA STORIA DELLA TORRE FEUDALE DI CONTRADA ALBOSPINO

  • di Redazione Il Solidale
  • 31 mar 2019
  • Cultura

LA VERA STORIA DELLA TORRE FEUDALE DI CONTRADA ALBOSPINO

Raddusa - La posizione geografica di Raddusa, che potrebbe apparire tra le più infelici, per la distanza che la separa da Catania, da Enna e dalle altre metropoli, rappresenta invece un punto nevralgico da cui si snodano grandi itinerari turistici con mete che, pur non facendo parte del territorio cittadino, vengono considerate “di famiglia” per il breve tratto da cui distano; vedi: l’antica cittadina siculo-greca di Morgantina, che dista appena dieci chilometri; la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina; il Castello di Gresti, meglio conosciuto come Maniero di Pietratagliata, distante circa cinque chilometri; la grande Diga “Don Sturzo” di contrada Ogliastro; il Museo archeologico di Aidone; il panorama paesaggistico offerto dai Monti Iudica e Scarpello e tanti altri luoghi che potrebbero sembrare insignificanti ma che sono invece ricchi di fascino e di storia.

Tra questi la Torre Feudale, a forma ottagonale irregolare, di contrada Albospino, sita in territorio di Ramacca ma ad appena quattro chilometri dal centro abitato di Raddusa. Nel passato alcuni storici, con colpevole superficialità, hanno attribuito la sua costruzione a Federico II° di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero, e l’hanno definita genericamente, “Torre di Federico”, tralasciando il fatto che l’unica opera costruita in Sicilia da quell’Imperatore fu la Torre Ottagonale, eretta nel 1307, a sud ovest della città di Enna, dove oggi trova sede l’Osservatorio Astronomico-Geodetico più antico del mondo. Certo la sua forma ottagonale e le sue linee architettoniche interne ed esterne la rendono molto simile a quella ennese che è la vera “Torre di Federico II°” ma la “Torre Feudale” di contrada Albospino con il grande Imperatore non c’entra proprio niente .  

Infatti, il documento più antico che parla di questa torre (pervenutoci da Don Filippo Vitanza grazie alla sua storica pubblicazione dal titolo “Caltagirone dimenticata” parte prima – storia del feudalesimo dall’XI° al XX secolo, pag. 103)  afferma che la sua costruzione risale al XVII° secolo e non al XIII° quando la Sicilia era dominata di Federico II° di Svevia. Altri storici, sempre del passato, attribuiscono la costruzione della “Torre Feudale” di contrada Albospino al Re di Sicilia Federico II° d’Aragona (alias Federico III° figlio di Pietro d’Aragona), ma di tale attribuzione non esiste alcun riscontro storico per cui anche questa è da definire errata. Allora diventa doveroso chiedersi: “chi ha costruito la Torre Ottagonale di contrada Albospino?  E qual’era la sua funzione originaria?”  Ebbene, il nostro studio, esteso alla conoscenza storica e culturale del territorio ci ha portato a scoprire che essa non fu costruita né da Federico II° di Svevia e neanche da Federico II° d’Aragona. Si tratta solamente di una vera e propria “Torre di Guardia”, costruita nel XVII° secolo (gennaio 1722) dai Baroni di Camopetro nel luogo più strategico del Baronato di loro esclusiva proprietà, allo scopo di osservare meglio e controllare la parte del territorio Nord-Ovest del loro feudo al tempo soggetto agli sconfinamenti dei Signori feudatari di Raddusa e di Castel di Iudica. Si tratta di una opera muraria la cui architettura, sia esterna che interna, si presenta del tutto identica a quella della suindicata “Torre Ottagonale” di Enna (questa sì, costruita veramente dal grande Imperatore Federico II° di Svevia) per cui i vari storici del passato, molto sbrigativi e superficiali, hanno trascurato lo studio delle vere origini e del vero scopo originario ed, entrando in competizione tra di loro, ne hanno dato l’attribuzione della costruzione e il titolo chi a Federico II° di Svevia e chi a Federico II° d’Aragona.

L’opera, nonostante i vari ritocchi, conserva ancora integra la sua struttura muraria poiché poggia la sua base su una roccia naturale. Visitarla da vicino però non è possibile perché, oltre al fatto che appartiene ad un privato, esiste solo una strada di campagna inaccessibile alle automobili ed agli autobus. Quei pochi autobus di turisti che arrivano a Raddusa si fermano, in genere, a visitare la città, il museo del Grano e quello del Tè. Conclusa la visita alla Città del Grano gli stessi turisti ripartono per le altre località e, soltanto se transitano per la strada provinciale che attraversa la contrada Albospino, si accorgono dell’esistenza di quella torre che nonostante l’usura del tempo stà ancora a rappresentare la storia del grande Boronato di Camopetro. La foto a sinistra è del fotoamatore Santo Pellegrino; la foto a destra è tratta da “Storie di Sicilia” di Angelo Severino.

Francesco Grassia