Tusa e Castel di Lucio (ME). Dalla fuga dai talebani alla piena integrazione: per la famiglia Yari dal successo del modello sai verso la piena autonomia con il progetto FAMI IN.TE.S.A.

  • di Redazione Il Solidale
  • 23 feb 2026
  • SOCIALE

Tusa e Castel di Lucio (ME). Dalla fuga dai talebani alla piena integrazione: per la famiglia Yari dal successo del modello sai verso la piena autonomia con il progetto FAMI IN.TE.S.A.
TUSA e CASTEL DI LUCIO (ME). C’è una storia di rinascita che attraversa i confini del mondo per trovare casa tra i vicoli di Castel di Lucio. È la storia della famiglia Yari, di origine afghana, fuggita da un Paese martoriato dal regime dittatoriale dei talebani che, dal 2021, ha calpestato i diritti fondamentali di donne e bambini.
Arrivati a Tusa nel dicembre 2022 attraverso il progetto SAI Tusa Ordinari, Ali, Sakina e i loro quattro figli, tutti in tenera età (Muktar, Mursal, Zohal e Sanaz) hanno trasformato il trauma della fuga in un percorso di integrazione attiva.
Insieme a loro la nonna Zahara che, nonostante le barriere linguistiche iniziali, ha trovato nel progetto protezione e una nuova “terra”.
L'integrazione della famiglia Yari poggia su solide basi giuridiche.
L'iter, iniziato con la manifestazione di volontà e la richiesta di protezione internazionale, è stato seguito con precisione dal legale di progetto.
Grazie a questo supporto costante, la famiglia ha ottenuto dalla Commissione Territoriale competente per territorio il riconoscimento dello Status di Rifugiato.
Oggi il percorso burocratico può dirsi pienamente compiuto: la famiglia è in possesso di tutti i documenti necessari alla permanenza sul territorio nazionale e ha ottenuto dalla Questura anche il titolo di viaggio, documento che restituisce loro la libertà di movimento a livello internazionale.
Il momento più emozionante è stato, però, il completamento del nucleo familiare: l’iter di ricongiungimento per il marito di Zahara, Rajab, è stato straordinariamente rapido.
Dopo soli 10 mesi dall'avvio delle procedure, la famiglia ha potuto finalmente riabbracciarlo in Italia, mettendo fine a una dolorosa separazione.
Il percorso in SAI per la famiglia YARI, tuttavia, non è stato privo di sfide.
Superare il limite della lingua – grazie al supporto dell’insegnate di alfabetizzazione - è stato il primo passo fondamentale per uscire dalla “paralisi” dell'incomunicabilità.
Ali e Sakina, oltre a frequentare il corso di alfabetizzazione interno al Progetto, hanno frequentato con costanza il CPIA, conseguendo la licenza media e ottenendo l'attestazione dell'istruzione obbligatoria italiana.
La svolta dell’integrazione per la famiglia è arrivata – grazie al supporto costante e attento della coordinatrice e dell’orientatore - con i tirocini formativi: Sakina in una parruccheria locale e Alì presso un’importante impresa edile locale.
Per Alì, il tirocinio di inclusione, grazie all’accoglienza del datore di lavoro, si è trasformato in un contratto di lavoro, ancora oggi in essere, che, seppur a tempo determinato, ha dato al nucleo la stabilità per scegliere di restare a Castel di Lucio anche oltre la fine di accoglienza nel progetto SAI.
Grazie a questa tenue stabilità economica e al supporto costante della coordinatrice del progetto SAI, dell’equipe multidisciplinare e degli operatori di accoglienza, la famiglia Yari ha compiuto il passo più importante: la scelta di restare.
Al termine dell’accoglienza in progetto, il nucleo familiare ha deciso di rimanere a vivere nel comune di Castel di Lucio, dove ha finalmente realizzato il sogno di una casa tutta sua (in locazione).
L’integrazione è ormai una realtà quotidiana anche per i più piccoli: i figli sono perfettamente inseriti nelle loro classi e coltivano amicizie solide.
Il figlio maggiore, in particolare, frequenta con passione le scuole di calcio e di karate.
Dalla voce di Sakina si sente questa frase: “Il progetto Sai per noi è stato tutto, è stato casa, terra, famiglia, aiuto e protezione. È stato scuola, è stato opportunità e, soprattutto, possibilità di ricominciare a sentirci liberi e al sicuro”.
La coordinatrice del Progetto SAI TUSA ORDINARI e l’equipe tutta sentono il dovere di esprimere profonda gratitudine alle Istituzioni locali coinvolte: “Questo successo non sarebbe stato possibile senza la sinergia tra le istituzioni. Un ringraziamento particolare va ai referenti del Comune di Tusa, Ente Capofila del Progetto, e al suo Sindaco, per la lungimiranza nella gestione dell’accoglienza. Altrettanto fondamentale è stato il ruolo dei referenti del Comune di Castel di Lucio: la loro costante attenzione alle esigenze quotidiane della famiglia e la presenza attiva delle istituzioni locali sono state il motore della crescita del progetto e del benessere del nucleo Yari”.
Forti del riconoscimento della protezione internazionale (Status di Rifugiato) e della volontà di restare sul territorio, nel settembre 2025 la famiglia ha intrapreso un nuovo importante percorso: l’inserimento nel Progetto FAMI IN.TE.S.A. (Iniziative Territoriali di Supporto alla Autonomia dei rifugiati), che vede il Comune di Tusa nel ruolo di Beneficiario Capofila.
In questi mesi, l’équipe multidisciplinare di FAMI IN.TE.S.A. ha raccolto il testimone del SAI, e sta accompagnando il nucleo verso una completa autonomia.
Per Sakina sta per aprirsi una nuova opportunità lavorativa: è stata, infatti, predisposta l'attivazione di un tirocinio formativo tramite la misura "PUOI PLUS".
L’avvio di questo percorso, previsto per la fine del mese di marzo 2026, sarà fondamentale per diversificare il reddito familiare e rafforzare ulteriormente l’indipendenza economica del nucleo.
La transizione dal progetto SAI Tusa Ordinari al FAMI IN.TE.S.A., sempre con Beneficiario capofila il Comune di Tusa, dimostra come la continuità del supporto istituzionale e professionale sia la chiave per trasformare l'accoglienza in una vera e propria storia di libertà e generare futuro per l’intero territorio.