BANCA D'ITALIA: "SERVONO LAVORATORI QUALIFICATI, INTEGRAZIONE E FORMAZIONE"

  • di Redazione Il Solidale
  • 9 giu 2019
  • Cronaca

BANCA D'ITALIA: "SERVONO LAVORATORI QUALIFICATI, INTEGRAZIONE E FORMAZIONE"

"Tendenze demografiche minacciano la capacità produttiva". Le considerazioni del governatore Visco

 
"L’immigrazione può dare un contributo alla capacità produttiva del Paese, ma vanno affrontate le difficoltà che incontriamo nell’attirare lavoratori a elevata qualificazione così come nell’integrazione e nella formazione di chi proviene da altri paesi". 

"Dai primi anni Novanta – ricorda Visco - in Italia il numero degli immigrati supera ogni anno quello degli emigrati; dopo un lieve calo durante la crisi dei debiti sovrani, il saldo ha continuato a salire, portandosi nel 2018 a quasi 190.000 persone, lo 0,3 per cento della popolazione. La quota di laureati tra gli stranieri, pari a quasi il 13 per cento, è meno della metà di quella media registrata nell’Unione. La produttività e la capacità imprenditoriale risentono inoltre negativamente del progressivo aumento delle quote di giovani e di laureati che ogni anno lasciano l’Italia, riflesso dei ritardi strutturali dell’economia". 

Il governatore ricorda che l’Italia, pur avendo sposato in pieno vent’anni fa gli obiettivi per entrare da subito nella moneta unica, è rimasta indietro sui fronti del progresso tecnologico, dell’apertura ai mercati globali e del risanamento dei conti pubblici. Questa debolezza “ha esacerbato da noi tensioni sperimentate anche nelle altre economie avanzate” e “la sofferenza economica e sociale è stata amplificata dalle difficoltà, effettive e percepite, incontrate nella gestione di flussi migratori crescenti”.

Eppure, l’Italia non sembra poter fare a meno dell’immigrazione. “Se alziamo lo sguardo oltre l’orizzonte della congiuntura – segnala ancora Visco - non possiamo ignorare il rischio, implicito nelle tendenze demografiche, di un netto indebolimento della capacità produttiva del Paese e la prospettiva di una forte pressione sulle finanze pubbliche. Da qui al 2030, senza il contributo dell’immigrazione, la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni diminuirebbe di 3 milioni e mezzo, calerebbe di ulteriori 7 nei successivi quindici anni. Oggi, per ogni 100 persone in questa classe di età ce ne sono 38 con almeno 65 anni; tra venticinque anni ce ne sarebbero 76. Queste prospettive sono rese più preoccupanti dall’incapacità del Paese di attirare forze di lavoro qualificate dall’estero e dal rischio concreto di continuare anzi a perdere le nostre risorse più qualificate e dinamiche”.
 
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