"FATELI SCENDERE SUBITO": APPELLO DALLA Rete #Restiamoumani #Incontriamoci in piazza Duomo a Catania

  • di Redazione Il Solidale
  • 26 giu 2019
  • CRONACA

"FATELI SCENDERE SUBITO": APPELLO DALLA Rete #Restiamoumani #Incontriamoci in piazza Duomo a Catania
CATANIA - "Fateli scendere subito!". Un appello accorato, quasi un urlo quello di un centinaio di cittadini che la sera del 25 giugno si sono ritrovati al presidio organizzato dalla Rete #Restiamoumani #Incontriamoci in piazza Duomo a Catania. Per chiedere la fine del calvario per i 42 migranti a bordo della Sea Watch 3, stremati da 13 giorni in mare a largo di Lampedusa, con l'ostilità manifesta del governo italiano e del ministro Matteo Salvini in particolare. E un ricorso, quello alla Corte europea per i diritti dell"uomo, risoltosi in un nulla di fatto. "Nonostante questa pessima notizia - afferma Renato Camarda a nome della Rete #Restiamoumani che raccoglie una ventina di associazioni che promuovono i valori dell'inclusione dell'antirazzismo - siamo qui a manifestare. Come catanesi abbiamo una responsabilita ulteriore, perché da qui sono partiti i peggiori attacchi alle ONG. E dobbiamo continuare, seguendo l'esempio del parroco di Lampedusa che trascorre la notte all'esterno della chiesa, sul sagrato, finché non scenderanno i 42 migranti. A Palermo è stata organizzata una grande manifestazione in cattedrale. Noi chiederemo il permesso per stare nel sagrato del Duomo a Catania". In piazza è presente anche la Rete Antirazzista catanese, e molti giovani stranieri, ospiti di Granello di Senape - Casa evangelica di accoglienza e della Cooperativa Prospettiva. Come Simplice Nguessan, giovane studente della Costa d'Avorio. "Sono venuto qui tre anni fa - afferma Simplice -, ho fatto la strada del mare anche io, so quanta paura ci sia. Ma soprattutto so che la Libia non è un posto sicuro, perché ci sono stato prima di arrivare in Italia. Ora dopo soli tre anni sono uno studente universitario e chiedo al governo: restiamo umani, facciamoli scendere". "Siamo qui - afferma al megafono Silvia Rapisarda  pastora delle chiese Battista di via Capuana e Valdese di via Naumachia a Catania - per smantellare la propaganda che parla di clandestini. No: sono persone alle quali viene negato il diritto di chiedere protezione internazionale, naufraghi. Noi non abbiamo paura di chi viene da altri paesi, ma di chi dice di essere come noi e umilia la nostra coscienza". Alfonso Di Stefano della Rete Antirazzista Catanese ricorda come "in questi anni le ONG hanno salvato 10mila persone in mare, nonostante Salvini e una Unione Europea che si riscopre razzista. Cosa possiamo fare ora? Fare proseguiere questo presidio organizzato in poche ore, come lo scorso anno ci siamo ritrovati in in presidio spontaneo al porto quando i migranti erano bloccati a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera". Brunilde Zisa, coordinatrice di Emergency a Catania, ricorda che "la chiusura dei porti non sta servendo proprio a nulla, i trafficanti hanno già trovato altre modalità. Mentre le ONG nonostante la criminalizzazione che ne fa Salvini salvano gli esseri umani assicurando loro benessere fisico e psichico". Tra gli interventi, quello dell'avvocato Nello Papandrea che ricorda, in merito alla decisione della Corte europea, come "ci sono già state decisioni simili. La Corte evidentemente non ha ritenuto che ci fosse una grave emergenza. Ma permangono delle gravi violazioni delle norme internazionali, questo non cambia le responsabilità governative gravi. Speriamo che per queste persone bloccate e stremate da 13 giorni ci sia una ridefinizione di questa decisione e si arrivi a uno sbarco rapido".